Lo spiraglio delle materie prime
Questi fenomeni di ribasso dei prezzi di base possono avere due effetti positivi. Da un lato facilitano il compito delle banche centrali nella riduzione dei tassi di interesse, con effetti benefici per il finanziamento delle imprese e per la riduzione dei costi del debito pubblico e di quelli dei mutui immobiliari a tasso variabile.

Questa drastica riduzione si ripercuote favorevolmente sulle quotazioni dell’energia, dei trasporti, delle plastiche e dei fertilizzanti. Accanto al prezzo del petrolio, che si è ridimensionato a causa della minore domanda e della riduzione dei rischi politici, dovuta alla stabilizzazione del nuovo regime politico iracheno (un successo di George W. Bush che si tende a sottovalutare), vi è anche la riduzione del prezzo dei prodotti agricoli, dovuta in parte notevole alla messa a coltura di nuove terre e al migliore utilizzo di quelle esistenti. L’indice composito delle principali derrate agricole trattate nei mercati internazionali che era salito a 175 (fatto 100 al gennaio 2007) è tornato ai livelli dell’inizio dello scorso anno.
Ed è sceso anche l’indice delle materie prime industriali, in particolare dei minerali metalliferi. In parte anche qui gioca la minore domanda, in parte l’aumento di offerta mineraria. Questi fenomeni di ribasso dei prezzi di base possono avere due effetti positivi. Da un lato facilitano il compito delle banche centrali nella riduzione dei tassi di interesse, con effetti benefici per il finanziamento delle imprese e per la riduzione dei costi del debito pubblico e di quelli dei mutui immobiliari a tasso variabile. Quindi agevolano la ripresa dei normali meccanismi di credito al consumo che si sono inceppati. Dall’altro lato, ne può trarre beneficio il potere di acquisto dei consumatori. Non si tratta di fattori risolutivi per contrastare la recessione, ma di uno sprazzo di luce da non sottovalutare.